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Foibe: Bussoleno inaugura una panchina a Norma Cossetto, vittima dei partigiani di Tito

Da Claudio Pasqua

Febbraio 09, 2024

Foibe: Bussoleno inaugura una panchina a Norma Cossetto, vittima dei partigiani di Tito

Ogni anno, il 10 febbraio, l’Italia commemora il Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento nel 2004 per onorare le migliaia di vittime che tra il 1943 e il 1947 furono uccise e gettate nelle foibe dell’Istria e della Dalmazia dai artigiani jugoslavi di Tito. Tra maggio e giugno del 1945, molti italiani furono costretti a lasciare le loro terre nell’Istria, a Fiume e nella Dalmazia, alcuni trovando rifugio nella Valle di Bussoleno, mentre altri subirono crudeli violenze o vennero deportati nei campi sloveni e croati.

Nelle foibe, le vittime venivano legate tra loro con fili di ferro ai polsi e fucilate, per poi essere gettate nelle cavità. Questo è un episodio orribile e doloroso della storia italiana del XX secolo, a lungo trascurato o ignorato, ma che la commemorazione del Giorno del Ricordo ci aiuta a non dimenticare, ribadendo il valore della pace.

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Il silenzio, il negazionismo e l’indifferenza – spiega il sindaco di Bussoleno Antonella Zoggia – sono ostacoli che ancora affrontiamo nell’affrontare questa tragedia nazionale. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha contribuito a sollevare questo velo di ipocrisia con il suo riconoscimento. È nostro compito, come cittadini, essere attivi nella conservazione della memoria e nella promozione della conoscenza.

Nel 2021 – continua il Sindaco di Bussoleno –  ho iniziato una piccola battaglia per dedicare una panchina in Piazzetta del Moro alle Vittime delle Foibe, accanto a quella già dedicata alla Violenza di Genere. Ho scelto il colore blu intenso poiché rappresenta la pace e l’armonia del ricordo.

Antonella Zoggia, Sindaco di Bussoleno
Antonella Zoggia, Sindaco di Bussoleno

Finalmente dopo anni di opposizione della maggioranza che amministrava Bussoleno fino ieri, è stata inaugurata la panchina dedicata Norma Cossetto, studentessa universitaria istriana, torturata, violentata e gettata in una foiba. È stata uccisa dai partigiani di Josip Broz, meglio conosciuto come Maresciallo Tito, nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. La sua storia è emblematica dei drammi e delle sofferenze delle donne dell’Istria e della Venezia Giulia negli anni dal 1943 al 1945. Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali.

C’È ANCORA CHI VUOLE NASCONDERE L’OLOCAUSTO 

La panchina è stata vandalizzata due giorni dopo, a riprova che ci sono ancora ostacoli da affrontare, come il silenzio, il negazionismo e l’indifferenza e spesso anche l’omertà e l’incivilità di alcuni che preferisco imbrattare il ricordo di persone come questa povera ragazza che hanno subito indicibili torture.È infatti il primo anno che a Bussoleno viene commemorato il ricordo delle Foibe. E ancora da qualche balordo, questo non viene accettato.

È importante combattere contro queste forme di ignoranza e insensibilità per preservare la verità storica e onorare la memoria delle vittime.

Per non dimenticare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Il Comune di Bussoleno in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Comitato provinciale di Torino e il Circolo Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Torino, celebrerà nel pomeriggio di mercoledì 7 febbraio il Giorno del Ricordo, in anticipo rispetto alla data ufficiale del 10 febbraio.

Nel pomeriggio tutti nella Sala Consiliare, per opinioni a confronto con gli storici e professori Gianni Oliva e Giuseppe Parlato, moderatore il giornalista Marco Margrita.

Dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vengono uccisi dall’esercito jugoslavo del maresciallo Tito, molti di loro sono gettati nelle “foibe”, che si trasformano in grandi fosse comuni, molti altri deportati nei campi della Slovenia e della Croazia, dove muoiono di stenti e di malattie.

Le stragi si inquadrano in una strategia politica mirata a colpire tutti coloro che si oppongono all’annessione delle terre contese alla nuova Jugoslavia: cadono collaborazionisti e militi della repubblica di Salò, ma anche membri dei comitati di liberazione nazionale, partigiani combattenti, comunisti contrari alle cessioni territoriali e cittadiniCe lo ricordano nella sala consigliare di Bussolenodue storici di grande caratura e valore come i professori Gianni Oliva e Giuseppe Parlato

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Claudio Pasqua

Giornalista scientifico. Direttore ADI - Agenza Digitale Italiana

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